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Jan 19 2026

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Caring: il Progetto Icarus e le relazioni di aiuto

L’essenza dell’essere umano è prendersi cura, cioè occuparsi degli altri esseri umani. Il filosofo Heidegger ha individuato una distinzione sottile ma fondamentale all’interno di questa nostra attitudine. “Prendersi cura” può significare fornire aiuto sostituendosi alla persona che ne ha bisogno, scavalcandola oppure, nei casi estremi, perfino mortificandola, facendole percepire lo squilibrio della relazione. “Aver cura”, invece, è un modo di agire in cui chi aiuta si immedesima nella persona in difficoltà, la ascolta, la sostiene e la incoraggia, con l’obiettivo di metterla in condizione di trovare dentro di sé le risorse per risolvere i propri problemi. La visione condivisa da tutte le realtà che hanno collaborato alla realizzazione del progetto Erasmus+ Icarus (Including Chess As a Re-education Up-Skilling tool n. 2023-1-IT02-KA220-ADU-000152409) si fonda proprio su questa idea di cura: sul desiderio di incoraggiare persone che attraversano una difficoltà temporanea a trovare nuove strade per riconquistare l’autonomia. Questa idea di cura è stata la base concettuale e valoriale su cui tre agenzie formative — Skill Up (Italia), INDEPCIE (Spagna) e Jelgavas Tehnikum (Lettonia) — insieme a tre associazioni scacchistiche partner del progetto — UniChess (Italia), Club Magic (Spagna) e LSF (Lettonia) — hanno messo in comune le proprie competenze per progettare e sperimentare in carcere un Toolkit di auto-sviluppo ispirato al gioco degli scacchi.

Entrando in carcere, il detenuto viene privato del proprio sé, del proprio potere di essere, del proprio “esserci”: diventa una persona il cui passato ha oscurato il futuro. Dopo un lungo periodo di detenzione, si riduce la frequenza degli atti comunicativi (verbali e non verbali) a causa dei processi di depersonalizzazione (non è più una persona) e della destrutturazione dell’Io (non sa più chi è).

Giocare a scacchi in carcere è un’attività educativa non formale che aiuta a decodificare i comportamenti messi in atto durante il gioco e a usarli per acquisire maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, stimolando la riflessione e sviluppando relazioni con gli altri più mature e consapevoli. Inoltre, il gioco consente di superare barriere legate a lingua, età e differenze sociali e culturali.

La progettazione del Toolkit ha quindi tenuto conto di fattori cruciali, come le differenze culturali, linguistiche e anagrafiche presenti in un carcere. Tutti i moduli realizzati sono perciò trasculturali, facilmente comprensibili, con regole semplici e pochi strumenti fisici.

Ogni attività proposta all’interno dei moduli formativi va intesa come un intervento orientato a potenziare competenze trasversali, attraverso la sinergia tra due mondi: scacchi e formazione. Il gioco degli scacchi è una metafora e allo stesso tempo un esempio pragmatico, che sostiene la ricerca di soluzioni per migliorare la vita personale del detenuto.

Le attività formative vengono integrate nelle sessioni dedicate all’apprendimento del gioco, con l’obiettivo di stimolare la riflessione, incoraggiare nuovi punti di vista e nuove visioni dell’“interno” (inteso sia come carcere sia come interiorità della persona) e offrire la possibilità di riscoprire gli aspetti positivi di sé, per ripensare e ridefinire la propria vita sociale, relazionale e anche professionale al di fuori delle mura.

Le soft skills in carcere spesso restano inesprimibili o vengono silenziate dai vincoli comportamentali. Le attività incluse nei moduli sono state quindi progettate con regole “morbide”, per dare ai partecipanti l’opportunità di esprimere identità e atteggiamenti differenti legati a varie meta-competenze: consapevolezza di sé, autocontrollo, rispetto reciproco e sportività, apprendimento collaborativo, gestione dei conflitti, cooperazione e costruzione di legami di fiducia.

I beneficiari finali del Toolkit del Progetto Icarus non sono soltanto i detenuti, ma anche formatori e scacchisti, che hanno ampliato il proprio bagaglio di competenze: i formatori hanno acquisito maggiore conoscenza del gioco degli scacchi e potranno utilizzarlo come valido strumento nelle future attività formative; gli scacchisti hanno approfondito la comprensione delle implicazioni delle soft skills nel gioco, una consapevolezza che sarà utile quando insegneranno a giocare a target differenti.

La relazione di aiuto — il “caring” — come evidenziato all’inizio dell’articolo, si instaura quando la relazione è simmetrica, paritaria. Diventa autentica quando c’è scambio: non quando domina la modalità “io ti do”, ma quando prende forma la dimensione del “io mi assicuro che tu…”, “ti aiuto a trovare la soluzione al tuo problema/disagio/malessere” e, in modo circolare, “tu, trovandola o migliorando la tua condizione, permetti a me di migliorare le mie competenze e la mia esperienza”.

L’esperienza dei formatori e degli scacchisti negli istituti penitenziari produrrà quindi un doppio effetto di cura: cura per la qualità della vita dei detenuti e cura per la qualità dell’esperienza — umana e professionale — che scacchisti e formatori vivono insieme e grazie ai detenuti.

By Valentina Vinotti

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