News

Jan 19 2026

/

Riscrivere la storia: MEDUSA e l’urgenza del 25 novembre

Ogni anno, il 25 novembre segna la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, un’occasione che invita istituzioni, media e comunità di tutto il mondo ad affrontare una delle violazioni dei diritti umani più diffuse a livello globale. Sebbene negli ultimi anni la consapevolezza sia cresciuta, la violenza di genere continua a essere minimizzata, rappresentata in modo distorto o perfino normalizzata, spesso attraverso uno degli strumenti che dovrebbero invece contrastare l’ingiustizia: i media.

I media esercitano un potere enorme: plasmano la percezione, influenzano l’opinione pubblica e, in ultima analisi, contribuiscono a formare le norme culturali. Eppure, il modo in cui la violenza di genere viene raccontata e riportata spesso rafforza convinzioni errate e stereotipi, invece di smontarli. Titoli che spettacolarizzano i femminicidi, articoli che spostano la colpa sulle vittime o narrazioni che assolvono i responsabili descrivendoli come “mostri” o “accecati dalla passione” alimentano tutti un ciclo di distorsione e silenzio, mentre i reali problemi sistemici restano senza risposta.

È qui che entra in gioco MEDUSA (N. 2025-1-IT01-KA220-VET-000350227). Cofinanziato dall’Unione Europea, con il grande bagaglio di competenze portato da partner provenienti da tutta Europa[1], il progetto fornirà strumenti per migliorare il modo in cui le narrazioni sulla violenza di genere vengono concepite, scritte e diffuse sia nei media tradizionali sia in quelli digitali. Il nostro obiettivo è al tempo stesso semplice e radicale: promuovere un’informazione responsabile, accurata e centrata sulla persona riguardo alla violenza di genere, e formare coloro che sono responsabili della costruzione di queste narrazioni.

25 novembre: un giorno che chiama alla responsabilità
Il 25 novembre il mondo rivolge lo sguardo alle storie di donne e ragazze che hanno subito violenza. Ma la commemorazione, da sola, non basta. Questo giorno richiede una riflessione più profonda su tutte le storie raccontate — e soprattutto su quelle che non riusciamo a raccontare. Il ruolo dei media è decisivo. Il modo in cui i giornalisti parlano della violenza influenza il modo in cui la società la comprende. E il modo in cui la società la comprende determina come reagisce. Narrazioni migliori portano a un maggiore riconoscimento dei segnali di rischio, più empatia verso le sopravvissute, azioni comunitarie e istituzionali più efficaci e, in definitiva, una prevenzione maggiore.

Una missione condivisa
MEDUSA si allinea allo spirito del 25 novembre promuovendo un cambiamento culturale. Eliminare la violenza contro le donne richiede non solo leggi, servizi e educazione, ma anche una trasformazione del racconto. Migliorando il modo in cui la violenza viene riportata, i media possono diventare uno strumento di prevenzione, invece che uno specchio che riflette stereotipi dannosi. I media possono mettere in luce i problemi strutturali, amplificare le voci delle sopravvissute e denunciare i fallimenti sistemici. Possono trasformare tragedie individuali in richieste collettive di azione. Con le discussioni e le proposte del 25 novembre, MEDUSA ci ricorda che ogni articolo, ogni titolo, ogni storia ha un peso. Riscrivere le narrazioni mediatiche non è soltanto una responsabilità professionale: è un imperativo sociale ed etico. La missione di MEDUSA è fare in modo che i media — e le persone che li costruiscono — diventino una forza di cambiamento, contribuendo a un futuro in cui la violenza contro le donne non sia solo condannata, ma prevenuta.

By Patrick Baiocco

Related Posts

Navigando su questo sito web, accetti la nostra informativa sulla privacy.
Accetto